La tristezza su Facebook è virale

redazione 3 maggio 2016

 La tristezza su Facebook è virale

I sentimenti sono contagiosi, ancor di più se condivisi sui social network. Ma la tristezza su Facebook la fa da padrona! Secondo quanto provato da un’analisi condotta dal data science team di Menlo Park, ciò che scrivono i nostri amici digitali riesce a influenzare ciò che pubblicheremo poco dopo online, rendendo di fatto virali i sentimenti “di partenza”.

Ma al di là della loro capacità di diffondersi, ora si sa anche che a ricevere più commenti, quindi più reazioni solidali, sono quei post che contengono dei sentimenti negativi. A rivelarlo è uno studio condotto da due ricercatori della stessa rete creata da Mark Zuckerberg: Moira Burke e Mike Develin. La ricerca è stata divisa in due parti. In una gli studiosi hanno analizzato 31 milioni di status appartenenti a fruitori statunitensi con l’obiettivo di scoprire chi tende a condividere maggiormente le proprie sensazioni, siano esse positive o negative. Il risultato: a esporsi di più sono coloro che hanno una cerchia di amici ristretta e densa. E gli adolescenti tendono a essere i più negativi.

Nell’altra parte, Burke e Develin si sono invece concentrati sui post caratterizzati da uno di quei simboli introdotti da Zuckerberg per aiutarci a descrivere ciò che facciamo o proviamo nella vita reale, ossia i “mi sento”. Fino a scoprire che mentre gli status contrassegnati da dei segni ottimisti ricevono più like, quelli dove compaiono “mi sento triste”, “arrabbiato”, “solo”, o “sconfitto” (oltre un terzo del totale) fanno il pieno di commenti. Una solidarietà che distinguerebbe in via definitiva Facebook da Twitter, dove un’altra ricerca ha dimostrato che le espressioni di “tristezza profonda e duratura” hanno meno probabilità di ottenere delle reazioni.

Ma dopo essersi sfogati su Facebook e aver ricevuto l’appoggio degli amici “virtuali”, ci si sente davvero meglio?

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