La supponenza non paga

redazione 1 giugno 2015

regionali La supponenza non paga

 

Dopo una tornata vinta dal partito dell’astensione col 47%, c’è chi comincia a leccarsi le ferite. Uno su tutti Renzi, o almeno dovrebbe farlo. La pesante sconfitta del Pd con la perdita della Liguria non è senz’altro da imputare alla lista degli impresentabili, a cui alcuni esponenti renziani si sono aggrappati per giustificare la Caporetto ligure, tanto è vero che in Campania De Luca nonostante essere apparso nella suddetta lista è stato ugualmente eletto, con l’apporto dell’Udc.

 

Quello a cui abbiamo assistito è stato senz’altro uno scenario nuovo, perché le elezioni sono state caratterizzate più dallo scontro interno del Pd che fra questo e gli altri partiti. Molto probabilmente i renziani continueranno ad imputare alla Bindi ed al gruppo dem la sconfitta ligure ma forse, cominciando dal presidente del Consiglio, nonché segretario Pd, dovrebbe essere preso in considerazione anche un altro aspetto, che è al di fuori delle diatribe interne e cioè che parte della società, che sino a ieri votava Pd, non riconoscendosi nella politica renziana, è scesa dal carro e si è astenuta o addirittura ha scelto i cinque stelle, molto più propensi ad ascoltare le richieste della gente.

 

Stessa cosa vale a destra, dove la Lega in Veneto ha cancellato Forza Italia ed in Toscana è diventata il secondo partito. Nella foto pubblicata da un quotidiano si vedono Renzi ed Orfini divertirsi con un video gioco, mentre erano in corso gli scrutini, quasi a voler esorcizzare la tensione che aleggiava in via del Nazzareno. Purtroppo per loro il popolo del Pd, ma non solo quello, ha dimostrato il contrario e forse anche stanco della supponenza di Renzi, restio all’ascolto delle piazze, ha deciso di lanciare un forte segnale sperando di vedere qualche cambiamento comportamentale nel Presidente del Consiglio, che questa mattina di sorpresa è arrivato in Afghanistan per salutare il nostro contingente. Molto probabilmente con risultati più positivi, quella visita sarebbe stata fatta domani 2 giugno, ma l’imprevista assenza dai microfoni a commento dei risultati a cui Renzi evidenzia la difficoltà del Pd a fornire un’analisi realista del risultato elettorale.

 

Questo risultato avrà senz’altro contraccolpi in Parlamento, anche se nel Pd ciò viene negato. Staremo a vedere cosa cambierà da mercoledì.

 

Roberto Olivato

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