Sempre e solo chiacchiere

redazione 14 marzo 2015

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Un ennesimo omicidio che non avrebbe dovuto esserci, quello avvenuto ieri a Terni per mano di Amine Aassoul un giovane marocchino, nei confronti del ventisettenne David Raggi. Non vogliamo entrare nei dettagli della cronaca, perché il fatto è stato ampiamente riportato da stampa e Tv.
Quello che prendiamo in esame non è il perché dell’omicidio, anche perché in quel folle gesto non c’è nessun movente, ma come sia potuto avvenire. Amine Aassoul non era un marocchino qualsiasi, ma un extracomunitario conosciuto alle forze dell’ordine in quanto espulso nel 2007 dal nostro Paese e rimpatriato, dopo una serie di furti portati a segno nelle Marche.

 

Lo scorso anno è tornato in Italia, sbarcando a Lampedusa a bordo di uno dei tantissimi barconi che quotidianamente giungono sulle nostre coste. Questo fatto è emblematico su come sia impossibile identificare e fermare eventuali elementi terroristi. Se infatti una persona espulsa dal nostro Paese e quindi conosciuta e segnalata a tutte le prefetture e forze dell’ordine, è in grado di ritornare senza che nessuno se ne accorga, come può il governo nella persona del ministro degli Interni, dirsi sereno circa i controlli messi in atto contro l’infiltrazione di elementi sovversivi sul nostro territorio?

 

L’arrivo di Amine su un barcone senza che nessuno se ne sia accorto, è la prova di come sia difficile se non impossibile identificare eventuali terroristi, fra quelle migliaia di disperati che giungono a Lampedusa, come in altri nostri porti. Senz’altro una beffa per Angelino Alfano, che adesso promette una punizione esemplare per il marocchino. Una domanda è però d’obbligo al Ministro: dopo questo eclatante esempio d’inefficienza della rete di sicurezza, quanti terroristi sono già sbarcati sul nostro territorio?

 

Roberto Olivato

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