ROSY MANTOVANI e i suoi “fiori di strada”

redazione 22 gennaio 2013

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E’ l’ultima degli artisti entrati nella mia “scuderia”; giovane, intensa, sensibile, tecnicamente straordinaria. Il suo nome – da ricordare perché sono certo degli sviluppi brillanti della sua carriera – è Rosy Mantovani, pittrice vigevanese, diplomatasi all’Accademia d’Arti Applicate di Milano. La sua è una pittura profonda, dal punto di vista tecnico poco marcata, con sfumature e velature eleganti e raffinate ma dall’alto senso introspettivo. Attraverso la sua arte, senza alcun dubbio colma di talento, evidenzia il disagio, lo stato d’abbandono, le innumerevoli problematiche sociali di alcuni ragazzi (fiori) di strada. Da qui il titolo della mostra che alcune settimane fa ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico nella mia galleria di Alzano Lombardo, vicino a Bergamo.

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Opere inedite presentate dal bravo critico Giancarlo Bonomo e dall’amica Marina Reina, che ritraevano fanciulle splendide dallo sguardo triste, che portavano lo spettatore ad una necessaria riflessione, silenziosa ma profonda. Incontrando gli occhi, gli sguardi di queste donne, forse figlie di nessuno ma pur sempre fiori cresciuti nelle distese d’asfalto, come recita Bonomo nel suo testo critico, non puoi esimerti dal pensare al loro stato d’animo, al loro dramma esistenziale per nulla aiutato dall’ indifferenza metropolitana. I volti ritratti da Rosy Mantovani sono spesso contestualizzati in grandi metropoli, abbelliti e addolciti dalla luce che, con grande maestria pittorica, gli dona morbidezza ed eleganza. Linee perfette, sinuose, raffinate che contrastano con l’inquietante background. Quelle che propongo quest’oggi sulle pagine di Eva3000 sono opere colme di pathos, certamente intriganti perché sentite, vere, autentiche, reali come le storie di disagio che giornalmente leggiamo. L’opera che maggiormente identifica la Mantovani è la “Pietà Metropolitana” dove, ai bordi di una strada deserta un ragazzo sorregge il corpo esanime di una donna. Doveroso il paragone con la famosissima “Pietà” michelangiolescha, contemporaneizzata da questa brava artista lombarda. Nella scultura in marmo di Michelangelo la Madonna sorregge il corpo senza vita del Figlio morto in croce, nell’opera della Mantovani, invece, è l’uomo a sorreggere un corpo femminile, con lo stesso straziante approccio. Nell’arte contemporanea abbiamo bisogno di artisti capaci di trattare anche questi temi, senza dubbio tristi ma attuali. Di Rosy Mantovani apprezzo questo, la forza e la voglia di farci riflettere attraverso il suo indiscutibile talento.

Mario Mazzoleni – www.artevents.it

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