Il risveglio del gigante

redazione 12 febbraio 2015

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Dopo l’uccisione della giovane americana Kayla Mueller, l’America o meglio Obama, sembra aver ritrovato la stella da Sceriffo, da troppo tempo chiusa in un cassetto. Dopo la caduta di Saddam e di Gheddafi, il Medio Oriente è entrato in fibrillazione e le iniziali lotte fra tribù, un tempo controllate dai due dittatori, si sono trasformate in una strisciante e crescente guerra terroristica, dando origine all’Isis ed ai suoi Califfati.

 

Per contrastare quest’orda barbara, che da mesi occupa gli spazi di tutti i media del mondo con le immagini raccapriccianti delle sue decapitazioni, attentati, stragi, sequestri di persona, stupri, l’occidente ha capito che i raid aerei non servono a molto ed è pronto a cambiare strategia. La morte di Kayla molto probabilmente è la goccia che ha fatto traboccare il vaso della prudenza, a cui Obama si era ispirato. Circa settant’anni or sono, dopo il bombardamento di Pearl Harbor, da parte dei giapponesi, l’ammiraglio Yamamoto disse una frase che si rivelò profetica “temo solo di aver svegliato il gigante che dorme”. Infatti l’America si svegliò e sappiamo come andò a finire.

 

Ebbene l’Isis con l’uccisione di Kayla ha risvegliato il gigante, portando Obama a prendere in considerazione un intervento di truppe terrestri, sino ad oggi lasciato da parte per il rischio di perdere troppi uomini. Ma come detto l’omicidio di Kayala, che fu data in sposa ad uno jihadista, ha indotto Obama a chiedere al Congresso l’autorizzazione all’uso delle forze terrestri, per contrastare il dilagare del terrorismo islamico che è ormai una minaccia mondiale. Toccanti alcune parole tratte dalla lettera che Kayla scrisse ai suoi genitori, dalla cella in cui era detenuta da più di un anno: “Mi ricordo quando mamma mi diceva sempre che, tutto sommato e alla fine, l’unica cosa che abbiamo davvero è Dio. Sono arrivata a un punto in quest’esperienza in cui, in ogni senso del termine, mi sono arresa al nostro creatore perché letteralmente non c’era nessun altro. E grazie a Dio e alle vostre preghiere, sono stata teneramente cullata in una caduta libera, mi è stata mostrata la luce nell’oscurità e ho imparato che in ogni prigione si può essere liberi.”

 

Roberto Olivato

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