Regeni e la sua denuncia raccontata da Il Manifesto

redazione 5 febbraio 2016

regeni Regeni e la sua denuncia raccontata da Il Manifesto

La morte del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo e ritrovato ieri in un fosso sulla strada Il Cairo-Alessandria, sarebbe stata provocata “dai colpi inferti con strumenti taglienti”, come dimostrano “le ecchimosi in varie parti del corpo”. E’ questo il risultato cui sono giunti i medici legali dell’obitorio di Zeinhem, nella capitale egiziana, secondo quanto si legge sul sito di notizie locale ‘Dotmsr’.

Il Manifestò ha pubblicato in prima pagina il reportage «In Egitto, la seconda vita dei sindacati indipendenti» di Giulio Regeni  nonostante la diffida della famiglia del ragazzo.

L’articolo, spiega il quotidiano, è stato inviato da Regeni «e sollecitato via e-mail a metà gennaio». «Ci aveva chiesto – si legge ancora – di pubblicarlo con uno pseudonimo così come accaduto altre volte in passato. Ci abbiamo pensato e abbiamo deciso di offrirlo oggi ai nostri lettori come testimonianza, con il vero nome del suo autore, adesso che quella cautela è stata tragicamente superata dai fatti». In un editoriale dello stesso giornale si sottolinea che il giovane «temeva per la sua incolumità. Questa è la verità che per noi emerge e che vogliamo proporre e testimoniare sulla morte violenta al Cairo di Giulio Regeni». Oltre a precisare che «non siamo abituati come manifesto alle speculazioni sulla vita altrui o ai retroscena complottardi, tantomeno ad abusare stile ‘asso nella manicà delle persone», nell’editoriale si ricorda che Regeni «non era né un violento né un nemico dell’Egitto, al contrario amava quel Paese ed era esperto di lotte sociali, in particolare del sindacato egiziano e, dottorando a Cambridge, di crisi dei modelli economici del Medio Oriente. È deceduto, a quanto sappiamo finora, secondo la procura egiziana dopo violenze inaudite».

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