Quanti altri?

redazione 19 aprile 2015

sicialia Quanti altri?

 

Quella avvenuta la notte di ieri sera è stata l’ennesima strage, di fronte alla quale non possiamo sentirci estranei. Questa volta si parla di quasi settecento morti annegati a poche miglia di distanza dalla Libia. A poche ore dal tragico evento si è scatenata l’ ormai trita serie di accuse fra opposizioni e governo, le prime attaccando i ministri dell’Interno e della Difesa, le seconde accusando l’Europa di mancanza di collaborazione nei soccorsi. Da parte sua il pontefice richiama tutti ad un esame di coscienza circa l’accoglienza, che l’Europa tutta dovrebbe mettere in atto. Pur rispettando le parole di Papa Francesco, che diversamente più di così cristianamente parlando, non poteva dire, dobbiamo guardare in faccia la realtà dei fatti, da dove si nota che pur con tutta la buona volontà e dispendio di uomini e mezzi, arrestare quelli che una volta erano sporadici arrivi mensili con alcune centinaia di profughi, oggi col quotidiano assalto a cui le nostre coste sono sottoposte, in una settimana quasi dodicimila arrivi, non è più possibile parlare di accoglienza perché fisiologicamente le strutture preposte alla stessa stanno scoppiando.

 

L’accoglienza a cui il Santo Padre ci richiama, si scontra purtroppo con la dura realtà dei fatti, dove quello dei settecento affogati è solo uno degli ultimi eventi. Gente che nella speranza di trovare l’accoglienza suddetta rischia la vita ed a volte la toglie ad altri, come il caso dei dodici cristiani gettati a mare, pur di arrivare da noi. Sarebbe ora che il nostro Governo ponesse un punto fermo agli sbarchi, per non accollarsi altre centinaia di vittime, iniziando ad affondare ogni tipo d’imbarcazione ancorata lungo le coste africane e nel contempo, assieme alla Comunità europea, creare sui territori africani dei centri di raccolta ed identificazione di tutte le persone intenzionate a lasciare le loro terre, dichiarando la nazione a cui essere destinati. Sarebbe ora che si lasciassero da parte le tante chiacchiere e twitter a cui questo Governo ci ha abituati, mettendo in campo una seria e dura linea politica verso l’Europa, sino alla minaccia dell’uscita dall’Euro se da Bruxelles non arriverà un concreto segnale d’intervento al nostro fianco.

 

L’Ue per essere considerata tale non può basarsi esclusivamente sulle politiche economiche e dei numeri, ma anche e forse soprattutto, su di un’unica politica di solidarietà, per evitare che nella contabilità europea subentrino dei nuovi numeri: quelli dei corpi delle vittime dei naufragi.

 

Roberto Olivato

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