Quanta calma?

redazione 17 febbraio 2015

Libia Onu Quanta calma?

 

Come al solito la bagarre nel governo continua ad essere all’ordine del giorno. Dopo le giornate di urla, pugni e calci trasmessi in Tv dalla camera dei deputati, neanche a distanza di ventiquattr’ore, le minacce nei nostri confronti da parte dell’Isis e le sue ultime decapitazioni, hanno rimesso in fibrillazione il nostro mondo politico. Quello che ci si aspettava era una presa di posizione unitaria del nostro Governo, invece con stupore abbiamo assistito a dichiarazioni del ministro degli esteri Gentiloni e quelle del ministro della difesa Pinotti, favorevoli ad un nostro intervento militare in Libia sotto l’egida dell’Onu, venire bocciate dalle dichiarazioni contrarie del presidente Renzi.

 

E’ paradossale che mentre su argomenti inerenti le riforme, all’unisono tutta la maggioranza ed i suoi ministri viaggiano compatti, su un problema internazionale di una gravità mai così vissuta negli ultimi cinquant’anni, come la possibilità di un conflitto armato ai nostri confini meridionali, i ministri dichiarino una cosa ed il primo ministro li contraddica e li blocchi con la frase “calma e gesso”. Questa sorta di scacco matto di Renzi ai suoi due ministri, è consequenziale al carattere egocentrico dell’uomo che, vistosi sorpassato dalle dichiarazione di Gentiloni e Pinotti, anziché chiamarli privatamente per predisporre una dichiarazione comune, ha preferito ridimensionarli, ridicolizzandoli agli occhi del mondo, rimettendosi lui sotto i riflettori, dichiarando che l’Italia aspetta una risposta dall’Onu, come sembra gli abbia suggerito Prodi, a cui viene riconosciuta una certa conoscenza delle problematiche libiche.

 

Nel frattempo decine di nostri connazionali hanno dovuto abbandonare le proprie attività che immancabilmente verranno distrutte o cadranno nelle mani dell’Isis e con le attività anche i pozzi petroliferi libici. E’ chiaro che restare fermi in attesa di una risposta dell’Onu sia una strategia, perché consci dei tempi biblici dell’Onu, si punta a far entrare nel conflitto le forze armate arabe alle quali, come asseriscono esperti militari, verrebbe lasciato il lavoro sporco.

 

Roberto Olivato

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