Odore di voto

redazione 20 novembre 2014

jobs Odore di voto

 

Dopo tanti tira e molla, tanti mal di pancia all’interno della maggioranza di governo (vedi Ncd), tanti scricchiolii del Patto del Nazzareno e di lotte intestine al Pd, ieri il Jobs Act ha superato l’ostacolo degli emendamenti e si appresta a presentarsi alla Camera per l’approvazione. Secondo Renzi, il Jobs Act è: “un provvedimento che non toglie diritti, ma toglie solo alibi. Toglie alibi ai sindacati, toglie alibi alle imprese, toglie alibi ai politici”.

 

I sindacati però se ne fanno un baffo delle modifiche apportate, nonostante la contentezza anche di Damiano ex sindacalista ed oggi presidente della commissione lavoro. Per la Camusso, che è riuscita a portare dalla sua parte anche la Uil col suo nuovo segretario Carmelo Barbaglio, lo sciopero sa da fare anche perché era già stato programmato indipendentemente dal Jobs Act.

Come avevamo già avuto modo di dire su un precedente editoriale, lo sciopero camussiano è esclusivamente anti Renzi, senza se e senza ma, quindi avanti a testa bassa, anche senza Cisl, come confermato dal suo segretario generale Annamaria Furlan “la Cisl si asterrà dallo sciopero generale, non condividendone le motivazioni”. Ma anche fra i partiti ci sono lavori in corso, imprevedibili sino a qualche settimana fa.

 

Infatti sino a quando aleggiava sul parlamento, il fantasma di Sacconi pronto ad un duro scontro con Renzi se non fossero stati accettati gli emendamenti dell’Ncd, che facevano dire a Civati: ”se accettiamo gli emendamenti dell’Ncd il Pd rischia di essere Sacconizzato ed io in quel partito farò sempre più fatica a riconoscermi“, oggi che Sacconi è stato accontentato, molti giochi tenuti a freno in queste ultime settimane, sembra siano saltati: Civati, dopo tanti tentennamenti, si è detto pronto ad abbandonare a breve il Pd, non prima di aver convinto alcuni colleghi di partito a seguirlo. Ma soprattutto Forza Italia, stanca di rimanere dietro le quinte, sembra essere pronta a tornare alla ribalta, mettendo a rischio il patto del Nazzareno, con la programmazione a fine novembre di una due giorni contro l’inasprimento delle tasse, dal titolo emblematico No tax day. Questo apparente improvviso volta faccia di Berlusconi “all’amico Renzi “ ha una sola motivazione e cioè che forse le elezioni cominciano ad essere annusate molto più da vicino da tutti e, grazie a questo sentore, tutte le correnti interne a Forza Italia si sono ammutolite per lo spauracchio delle candidature.

 

Roberto Olivato

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