Non ci sono già le ambasciate?

redazione 19 ottobre 2014

renzi15 Non ci sono già le ambasciate?

 

Diversi quotidiani stanno gareggiando a soppesare sostenitori e contrari alla riforma messa in atto da Renzi, mobilitando schiere di sondaggisti. Effettivamente le mosse renziane, sin dal giorno del suo insediamento alla presidenza del Consiglio, sono apparse fumose e ricche di promesse foriere di necessario ottimismo, per permettere al governo di sciogliere i lacci, delle opposizioni interne ed esterne presenti nella propria maggioranza, della burocrazia e dei vincoli europei che, se non avessero trovato in Renzi un paladino cocciuto e dotato di una grande dose di ottimismo a difesa del quale il giovane fiorentino, sfodera a volte un’invadente presuntuosità, ebbene se non vi fosse stato Renzi, molto probabilmente saremmo ancora ai fumosi tecnici discorsi di Monti o alla politica dialettica di Enrico Letta.

 

L’entrata in scena di Renzi è concisa con un allarme tsunami, al quale eravamo ormai destinati e dal quale nessuno dei nostri politici dalle diverse casacche, avevano dimostrato di essere in grado di salvarci. Del resto la pesante situazione in cui ci trovavamo da diversi decenni ed alla quale ci eravamo assuefatti, in una sorta di lenta eutanasia, venne fatta saltare dai parametri imposti dall’Europa che, se pur bruschi nei richiami e fuori dalle logiche italiche dei nostri politici, ci portò ad una cambio di rotta nella gestione dei nostri conti. A cercare di adeguarsi, pur se con tanti distinguo, ci provarono i governi Berlusconi, Monti ed Enrico Letta, ma senza grandi risultati causa l’insufficienza dei numeri che le suddette rappresentanze governative avevano a loro sostegno. La forza di Renzi è rappresentata in primis dal largo consenso elettorale delle europee, che pongono l’Italia ad avere un ruolo rilevante nel Continente e soprattutto nel nostro governo, dove nessuna forza politica è attualmente in grado di potersi sostituire all’ex sindaco di Firenze.

 

In queste ultime ore stiamo assistendo allo scontro Regioni-Governo, circa il taglio di spese di quattro miliardi, che Renzi ha richiesto ai vari governatori. A fronte di questi tagli le Regioni si sono opposte dichiarando che in questo modo il Governo vuole far fare la parte del cattivo a loro ed apparentemente sembra che abbiano ragione, ma alcuni dati riportati dal sito del Corriere della Sera su fonti del Tesoro, svelano situazioni paradossali eliminando le quali, o almeno riducendole, i quattro miliardi diventerebbero quisquilie.

 

Questi i dati: il Veneto ha ben 10 uffici in Cina, ma ne troviamo anche uno in Bielorussia, uno in Bosnia e Canada, tre in Romania, quattro negli Usa e Bulgaria, ma la regione Veneto ne ha altri ma per non tediarvi ci fermiamo qui, senza dimenticare che nella situazione veneta chi più chi meno si trovano altre regioni come la Lombardia che si ritrova con 27 uffici dal Brasile all’Argentina, dalla Russia al Giappone, ma non ne mancano nemmeno in Lituania, Israele, Moldova, Polonia, Perù e fermiamoci qui. Poi ci sono il Piemonte, le Marche, il Molise, il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata ed altre. Le Regioni italiane hanno all’estero circa 157 uffici, oltre i 21 di Bruxelles, per un totale di 178. Le motivazioni per cui queste sedi all’estero sono necessarie per la promozione turistico-commerciale delle regioni sono ridicole, perché questo uffici vanno a togliere di significato le sedi diplomatiche, ambasciate e consolati, istituzionalmente preposte a curare e rappresentare, in ogni parte del mondo, gli interessi dell’Italia e pertanto anche delle regioni, i cui uffici risultano essere ridicoli e pretestuosi e fonti di inutili spese.

 

Roberto Olivato

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