Non ci crede più nessuno

redazione 30 marzo 2015

landini1 Non ci crede più nessuno

 

Landini riempie le piazze attirando non solo alcuni dei malcontenti del Pd Civati, Fassina e Bindi, ma anche Sel è presente con Vendola ed alcuni redivivi che per la verità pensavamo scomparsi dalla scena politica, come Ingroia di Rivoluzione Civile e Ferrero del Partito di Rifondazione Comunista. Il leader della Fiom sembra essere rimasto l’ultimo baluardo per quella classe operaia, che la bandiera rossa ce l’ha nel suo DNA, ma che negli ultimi anni l’ha vista sbiadirsi non solo nel colore, ma anche e soprattutto nella sostanza.

 

Sin dalla nascita del Pd la base aveva manifestato una certa riluttanza, ma poi se ne era fatta una ragione garantita dalle presenze di un D’Alema, Bersani, ed altri esponenti dell’ex Pci, poi ex Ds, ma gli ultimi avvenimenti di questo ultimo anno con l’arrivo di Renzi che si stà dimostrando troppo lontano da quelle radici del suddetto DNA, hanno risvegliato la base inizialmente intorpidita dalla loquacità di Matteo ma che riaperti gli occhi si sono tuffati fra le braccia dell’unico ancora in grado d’impersonare le aspettative dei lavoratori di sinistra e cioè Maurizio Landini. Un altro segnale di malumore nel mondo del Pd giunge dalla culla del comunismo italico. Si da Livorno si è levato un profondo grido di dolore e di diniego rispetto all’attuale segreteria, da parte non di alcuni simpatizzanti, ma addirittura da una decina di iscritti fondatori del Pd, come gli stessi affermano.

 

Questo pesante segnale di rottura partito dalla città labronica, potrebbe essere l’inizio di una lunga crepa che in breve tempo attraverserà l’intero stivale accentuando la spaccatura nel già inguaiato Pd. Ma a Renzi sembra che tutto questo non lo sfiori anche perché diversi segnali, alcuni discutibili, sembrerebbero rasserenare il futuro orizzonte del ridente Matteo. Però, a fronte dei primi segnali di assunzioni nel primo bimestre, che alcuni imputano più alla trasformazione di contratti precari a tempo indeterminato, piuttosto che a nuove assunzioni, di altre grandi novità non ce ne sono. La produzione industriale è ferma al palo, il commercio ristagna a seguito della riduzione dei consumi, nonostante il regalo degli ottanta Euro che avrebbero dovuto rimettere in moto l’economia. Di fronte a questa confermata situazione di stagnazione economica, Renzi dalla Tunisia si congratula per le vittorie della Ferrari e dei nostri motociclisti, dalle cui loro fortune il nostro Premier sembra intravedere un’utopistica ripresa italica, non rendendosi conto che quelle due eccezionali vittorie sportive, non rappresentano un trend di cambio di rotta della nostra produzione industriale, del nostro commercio, del nostro artigianato, ma semmai ne esaltano il divario fra il Paese reale e le eccellenze.

 

Le famiglie non vivono di allori, di eccellenze, di proclami, di promesse aleatorie, di dati statistici fluttuanti, ma di piccole certezze sulle quali poter consolidare il presente per crearsi le basi di un sereno futuro. Futuro a cui non credono più nemmeno gli iscritti fondatori del Pd.

 

Roberto Olivato

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