Un mezzo sciopero generale

redazione 12 dicembre 2014

sciopero2 Un mezzo sciopero generale

 

Lo sciopero “generale” di oggi più che generale è uno sciopero “colonnello”, perché a scioperare sono solo Cgil ed Uil senza la Cisl, che non è senz’altro un piccolo sindacato. Non vogliamo entrare nel merito dello sciopero, ma un aspetto desideriamo analizzarlo. Siamo in pena crisi economica ed industriale, con 3.134.000 disoccupati, dati Istat, ebbene con questa pesante situazione di disoccupazione, quei pochi fortunati che hanno un posto di lavoro, oggi scioperano regalando una giornata di quel lavoro che per molti di quei milioni di disoccupati è ormai un miraggio.

 

Oltretutto, come avevamo già avuto modo di dire in un altro editoriale, lo sciopero odierno è prettamente politico, cioè uno sciopero anti Renzi. La spaccatura fra i sindacati, la dice lunga sulla motivazione che gira intorno solo sull’articolo 18, ormai gia archiviato dal Parlamento. Altre eventuali rivendicazioni non si vedono, se non la revisione delle pensioni minime e per le quali il Governo sembra stia cercando qualche soluzione anche se, pur con tutta la buona volontà, i conti per il momento non lo permettono. Allora di cosa stiamo parlando? O meglio, di cosa stanno parlando Cgil e Uil? Dall’uscita di Bonanni la Uil, col nuovo segretario Barbagallo, è tornata ad essere la compagna di merenda o se preferite, compagna d’avventura della Camusso senza se e senza ma.

 

Pur di apparire, il neo segretario della Uil è pronto a buttarsi nella mischia, purché a tirare le fila sia la Cgil, a dimostrazione del poco peso che nel mondo del lavoro l’Unione Italiana Lavoratori oggi rappresenta. Pertanto, come dicevamo all’inizio, quello di oggi si presenta come uno sciopero zoppo, nonostante la “conquista?” della revoca della precettazione da parte del Governo, nella figura dell’onorevole Maurizio Lupi ministro dei trasporti ed infrastrutture. Il governativo passo indietro non rappresenta senz’altro una concessione ai sindacati, come ribadito dalla Turchia da Matteo Renzi “il rispetto del diritto di sciopero a cui questo Governo non intende frapporsi”. Allora la domanda sorge spontanea: per quale motivo il ministro Lupi aveva precettato i ferrovieri per poi subito dopo rimangiarsi la parola?

 

Roberto Olivato

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