La Libia chiede aiuto contro l’Is

redazione 26 aprile 2016

Libia La Libia chiede aiuto contro lIs

Il G5 straordinario, organizzato in tempi brevi da Angela Merkel e che ha visto la partecipazione di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, ha avuto come tema centrale la Libia. Tutti i Paesi partecipanti si sono detti d’accordo su due punti in particolare: la volontà di porre un freno a ipotesi di azioni militari e la necessità di sostenere il governo di Al Sarraj.

Il presidente libico aveva chiesto, in una telefonata di ieri mattina al nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, un “aiuto a proteggere i pozzi petroliferi dall’Is”; tuttavia, fonti diplomatiche della Farnesina hanno escluso che ciò si tradurrebbe in una richiesta di intervento in Libia. La novità, secondo il premier italiano, è il cambio di atteggiamento dei partner europei ed americani rispetto alla  situazione del Mediterraneo: il presidente Obama ha dichiarato infatti che gli USA sarebbero disposti ad allargare l’attività di pattugliamento della Nato alle coste libiche.

Secondo la cancelliera Merkel, il summit serve per concordare “in uno stretto abbraccio transatlantico” le azioni da intraprendere sugli scenari internazionali caldi, che oggi sono, oltre alla Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, il Ttip, la crisi dei profughi, la lotta al terrorismo di matrice Is e i rapporti con la Russia. Il forte appoggio della Casa Bianca ha poi permesso alla cancelliera tedesca di spostare il baricentro dei rapporti fra le maggiori potenze europee e gli Stati Uniti da Londra a Berlino. Proprio il rischio della Brexit ha reso il Regno Unito l’anello debole del vertice.

Sull’emergenza degli sbarchi, Renzi ha detto che l’augurio è che si possa replicare un accordo con la Libia sul modello di quello concordato con la Tunisia o l’Albania per ridurre gli arrivi. Dal canto suo, Obama si è detto pronto anche a prendersi la responsabilità della rotta dei migranti che attraverso la Libia arrivano in Italia, aggiungendo che “i muri non servono”. Sulla Siria, infine, i big europei si sono mostrati cauti, nessuno ha preso impegni su un maggiore intervento militare nel Paese.

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