Liberi di cambiare

redazione 28 aprile 2016

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A Bologna un uomo di 44 anni, Marco, che lavorava da sei anni in una piccola azienda ha deciso di cambiare sesso modificando il suo nome in Rossella dopo l’ operazione chirurgica.

Il suo capo però non ha visto di buon occhio il cambio di sesso da parte del suo dipendente ed ha iniziato a riservare per Rossana un trattamento non proprio rispettoso, infatti è stata sottoposta ad una visita da parte del medico aziendale e non ha più potuto esercitare tutte quelle mansioni che prevedevano contatti con consulenti esterni. A Rossana è stato impedito inoltre di indossare abiti da donna durante l’ orario di lavoro. La donna si è dovuta pertanto rivolgere ad un avvocato e porterà il suo caso davanti a un tribunale civile.

La decisione di cambiare sesso è una scelta assolutamente personale, viene fatta solo dopo attenta riflessione e con il sostegno di specialisti e di psicologi che seguono la persona durante tutto il percorso, infatti l’ iter in questi casi è piuttosto lungo e delicato e non si limita soltanto all’ operazione chirurgica, ma prevede anche, e ancor di più, una preparazione emotiva, fisica e psicologica. Pertanto non è mai una scelta fatta con leggerezza.

Dietro ad una scelta così importante c’ è sempre una persona che si sente sbagliata, fuori posto, che ha provato in tutti i modi ad accettarsi per quella che è, ma sente di avere un corpo che non le appartiene e non vuole più vivere in una condizione di disagio per tutta la sua esistenza.

Inoltre quello che un datore di lavoro deve valutare dovrebbero essere solo e soltanto le competenze professionali di un suo dipendente, il cambiamento di sesso non può pregiudicare quello che era il lavoro di questa persona, non in un paese civilizzato come il nostro, non dopo l’evoluzione sociale che abbiamo vissuto.

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