La truffa degli assegni sociali

redazione 10 ottobre 2014

trufa La truffa degli assegni sociali

Una volta si chiamava pensione sociale e dal 1996 ha cambiato il nome in assegno sociale, ma la sostanza è rimasta la stessa: una prestazione assistenziale, a tutela di quelle persone che non hanno maturato alcuna previdenza e con reddito zero o al limite della soglia di povertà. La truffa scoperta dalla Guardia di Finanza di Brindisi, ha riguardato una trentina di pensionati albanesi tutti ultrasessantacinquenni come prevede la legge 335 del 1995 e che per anni hanno percepito l’assegno sociale di circa cinquecento euro, in quanto residenti in Italia da dieci anni e senza alcun reddito. Del resto non era difficile percepirlo l’allettante assegno, bastava arrivare mensilmente dall’Albania per un paio di giorni, giusto il tempo per salutare parenti ed amici, intascare l’assegno e ripartire verso la terra natia.

Quello che è sconcertante è la trafila che un cittadino italiano ex lavoratore o lavoratrice, deve intraprendere per riuscire ad avere la pensione maturata grazie a contributi versati, anche se in misura minima, causa l’abbandono del lavoro per vari motivi, comunque un vitalizio che rappresenta un diritto maturato nel corso degli anni ed altri cittadini naturalizzati italiani, che dopo dieci anni senza un giorno di contribuzione, non solo ricevono l’assegno sociale, ma si permettono pure di truffare il generoso Stato che ha pensato bene di equipararli a tutti i suoi connazionali, offrendo loro una rendita vitalizia. Il recupero di quelle somme percepite illegalmente non sarà facile da riavere.

Per porre un limite alla truffa, che ha visto protagonisti non solo albanesi, ma anche marocchini, cubani e chissà quanti altri, dovrebbe essere resa vincolante l’intestazione dei conti correnti solo ed esclusivamente ai titolari della pensione, senza alcuna delega a parenti ed amici. Ai messi comunali l’accertamento della presenza dei suddetti pensionati, con visite a sorpresa. Certo che in un periodo storico così pesante economicamente, dove ai giovani in attesa di lavoro facciamo sapere che non vedranno mai la pensione, il conoscere la realtà di queste truffe che hanno avvelenato lo spirito di sussistenza, con il quale la legge era nata, amareggia profondamente ogni onesto cittadino ed offende tutti i pensionati con la minima, frutto di anni di lavoro e di regolari versamenti contributivi. Sarà forse il caso di rivedere alcuni requisiti della 335 del 1995 ?

 

Roberto Olivato

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