INTERVISTA ESCLUSIVA – G King, giovane campione della Real Italian Wrestling!

redazione 21 dicembre 2015

Giuseppe Campagna, in arte G-King, oltre ad essere un musicista emergente membro della crew “Rap Pirata” creata dal rapper Inoki Ness, è anche il campione della promotion siciliana Real Italian Wrestling, accademia di wrestling fondata da El Nazareno, Nazario Carbone, il quale ha lavorato con molte famose star del wrestling americano.
Noi di Social Channel abbiamo avuto il piacere di averlo come ospite e di potergli fare qualche domanda sulla sua carriera e sul suo mondo.



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- Raccontaci di come hai iniziato la tua carriera nel mondo del wrestling: ti ha spinto la passione per questo sport o è successo “per caso”?
“La mia passione per il wrestling nasce quando ero piccolissimo, più o meno quando avevo 4 anni. Ogni domenica mattina, mio padre guardava WCW Nitro ed io sedevo accanto a lui per vedere quel programma: quando vidi quei lottatori enormi, acclamati da tutto il pubblico, capii che quello era il mestiere che avrei voluto fare da grande.
All’età di 14 anni, seppi che nella mia città, Messina, dei ragazzi avevano aperto una palestra di wrestling professionistico e non esitai ad iscrivermi, così ho cominciato a muovere i primi passi in questo mondo.”



- Hai qualche ricordo al quale sei particolarmente affezionato riguardo alla tua formazione?
“Beh, nonostante siano passati 8 anni da quando ho iniziato ed abbia calcato i ring di tutt’Italia, il ricordo più bello è sicuramente quello del primo allenamento, quando ho visto per la prima volta le corde del ring e stavo cercando di capire come fosse il mondo che avevo sempre sognato.
Altri ricordi ai quali sono particolarmente affezionato, al di là del primo Pay Per View al quale ho partecipato a soli 15 anni, sono gli allenamenti con Thunder Storm, wrestler che mi ha formato, El Nazareno, l’attuale presidente della Real Italian Wrestling, promotion all’interno della quale milito, e da Dirty Diamond D3, il quale attualmente combatte negli States. Un altro momento molto importante è stato, ovviamente, lo stage che ho fatto con Juventud Guerrera, peso leggero professionista che ha combattuto anche in WWE.”



- Ti trovi bene con i tuoi colleghi, allenatori e con gli amministratori?
“Ho lottato in più di una promotion e, come in tutti gli altri settori, ci sono simpatie ed antipatie, ma in linea di massima sono stato sempre rispettato ed apprezzato.
Ovviamente, essendo la principale per la quale lotto, la RIW è un po’ casa mia ed ho tanti bei ricordi, ma per ogni esperienza diversa che ho avuto ho imparato qualcosa che mi ha arricchito.”



- Sei soddisfatto del punto al quale sei arrivato o aspetti di fare il “grande salto”?
“Penso che sia nella natura dell’uomo puntare sempre più in alto ed essere ambiziosi, soprattutto io che ho 22 anni e sono ancora molto giovane: appena conquistato il mio primo titolo, che ritengo molto importante, ho subito pensato a migliorare per poter fare il salto di qualità ed entrare nella NWE, federazione della quale la RIW è satellite, assieme alle grandi star che ne fanno parte.”



- Cosa significa per te questo titolo?
“Prima di tutto sacrificio, poi passione: è un onore, per me, portare questa cintura avendola vinta in un confronto con El Nazareno, il quale è una star NWE!
Inoltre, è una soddisfazione per me, che vengo dal basso, poter essere un esempio per molti ragazzi che hanno il mio stesso sogno e che vogliono approcciarsi a questo mondo, ma allo stesso tempo proprio per questo è anche un grosso peso.”



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- Cosa ti piace di più di questo sport? Cosa ti piace di meno?
” Beh, la cosa più bella per me è la mia entrata in scena: avere l’ansia nello spogliatoio, sentire il pubblico che esulta prima che io esca dal backstage ed entrare in scena con la mia canzone di sottofondo, mentre il pubblico impazzisce. Poi, ovviamente, il match stesso è una grande emozione, ma anche parlare con il pubblico ed intrattenerlo sono componenti essenziali e molto importanti per un wrestler: non dimentichiamo che i lottatori di questo sport non sono solo atleti, ma anche stantman ed attori e, come tali, devono saper interagire con il pubblico.
L’aspetto che, invece, mi piace di meno è il troppo egocentrismo che c’è un po’ ovunque in Italia: purtroppo, capita che chi apra una promotion sia sempre al centro di essa e non trovo giusto e nemmeno professionale il fatto che ci si imponga su tutti gli altri atleti ed allievi che, prima di tutto, hanno pagato per ricevere gli insegnamenti del fondatore e, secondariamente, vorrebbero diventare bravi come lui.
Se io decidessi di aprire una mia promotion, essendo riuscito nel mio piccolo ad affermare il mio nome ed il mio titolo in Italia, lo farei per gli altri, non per me stesso!
Un’altra cosa che ritengo molto brutta è il fatto che alcuni lottatori pretendano di avere l’esperienza sufficiente per aprire una promotion tutta loro dopo soli due mesi di allenamento, palesemente insufficienti per considerarsi “formati e completi”, creando in questo modo un livello sempre più basso di atletismo, che influisce negativamente anche sulla stessa immagine del wrestling italiano; in Italia ci sono circa 15 promotion: poche di queste fanno dei bellissimi show, mentre quelle che restano fanno dei match con un bassissimo afflusso di pubblico, il quale paga per uno spettacolo che non vale assolutamente il prezzo del biglietto.
Bisogna, infine, tenere presente la grande differenza che intercorre tra l’essere professionista, essere professionale ed essere un fan: i primi sono coloro che vivono di wrestling, che hanno un contratto e si esibiscono almeno una volta a settimana, ma nel nostro paese questo tipo di figura non esiste; i secondi sono atleti che, nonostante non vivano di questo sport, fanno dei grandi show con un livello di atletismo notevole, ma, come me, che sono un semi-professionista, hanno contratti a chiamata per lottare durante eventi specifici; per ultimi, abbiamo i fan, i quali, durante i match, cercano di imitare le grandi star internazionali anche nelle tecniche e nello stile, ma non essendo al loro livello nè per bravura nè per cultura di questo sport, risultano esserne solo delle brutte copie.”



- Hai qualche consiglio da dare ai giovani che vorrebbero approcciarsi a questo sport? Si potrebbe migliorare questo mondo, in qualche modo?
“Prima di tutto, ai ragazzi posso consigliare di andare ad informarsi su chi effettivamente siano le persone che andrebbero ad allenarli e devono stare molto attenti: ognuno può andare in giro a dire qualsiasi cosa sul proprio conto, ma devono esserci delle prove di tutto quello che ha fatto l’atleta in questione, foto, curriculum, video o qualsiasi altra tipologia di materiale che attesti i titoli e le abilità dei maestri. Quindi, bisognerebbe cercare la palestra migliore con gli atleti e maestri professionisti, seri e rispettosi anche dei propri allievi.
Sicuramente, poi, sconsiglio chiunque suggerisca di imitare le star americane: anche io sono un rapper- wrestler, ma non mi sognerò mai di paragonarmi a John Cena! Bisogna avere tecnica, personalità ed atletismo propri, altrimenti non si salirà mai di livello.”



- Ti consideri una persona “famosa” o ti senti esattamente come prima di diventare campione?
“Magari sono più popolare rispetto ad altre persone, ma non mi considero una persona famosa: sono sempre Giuseppe, un ragazzo di Messina, e come tale conservo sempre un’umiltà che mi è stata insegnata dai miei genitori in primis, anche da El Nazareno stesso, il quale è una persona molto umile nonostante il suo livello, ed anche da Inoki Ness, il rapper fondatore della crew del Rap Pirata.
Io stesso non posso permettermi di trattare male le persone che ho davanti, che siano spettatori o altri aspiranti campioni di wrestling: per quanto riguarda gli spettatori, so che pagano il biglietto per venire a vedere i miei show e non disdegno mai una foto con loro, se me la chiedono, come non disdegno di dare qualche consiglio ai ragazzini un pochino meno esperti di me in questo sport, ma sempre mantenendo professionalità e rispetto.”



- Hai parlato di Rap, Inoki Ness e di Theme Song. Cosa c’entra il Rap con il Wrestling? Trovi qualche collegamento?
“Il rap ed il wrestling sono le mie grandi passioni e sono molto più simili di quanto si possa pensare.
Prima di tutto, entrambe sono discipline grintose, che mettono una certa positività ed adrenalina in corpo.
Secondariamente, nel wrestling ci sono vari livelli di promotion (quelle chiamate “indie” che hanno meno spettatori e quelle che, invece, ospitano star famose), come nel rap ci sono vari livelli di “fama” della musica (c’è la musica underground ed il mainstream).
Io sono riuscito a farle combaciare: la canzone che uso come “theme song” per entrare in campo è scritta e cantata da me apposta per i match e prodotta da Andrea Oliva. In questo modo, sono riuscito a creare il mio personaggio anche nel mondo del wrestling.”



- Quando è iniziata la tua passione per il Rap? Come la coltivi?
“La passione per il rap è nata quando, ad un certo punto, mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava attorno a me ed ho cominciato a provare una certa rabbia nei confronti di alcuni soprusi, ingiustizie e mancanze di rispetto ai danni miei, delle persone a me care e della società.
Di conseguenza, ho pensato di incanalare tutta la collera che sentivo scrivendo canzoni rap, ne avvertivo proprio il bisogno: ho sempre amato la cultura hip hop, anche perchè è la musica di chi viene dal basso, come me, la musica del popolo, la musica che non ha censure, proprio come il wrestling, e la musica nella quale mi ritrovo anche a livello di etica e valori. Con un microfono riesco a sentirmi importante ed a trasmettere l’adrenalina che sento in me a chi ho davanti, come faccio sul ring.
Credo che sfogarsi in questo modo, o con qualsiasi altro mezzo artistico, sia più utile e costruttivo rispetto allo sfogo violento, che potrebbe anche nuocere a qualcuno.”



-Riesci a coltivare questa tua passione o hai dovuto accantonarla per fare spazio ad altro?
“Fortunatamente, riesco a portare avanti sia la mia carriera da wrestler, sia quella da rapper: tutte le mie canzoni vengono scritte… diciamo dalle 3 di notte in poi, quindi non ho problemi a far combaciare la musica e gli allenamenti.”



- Quello che dici nelle tue canzoni rispecchia la tua personale visione della vita: ci puoi dire qualcosa a riguardo?
Pirandello, uno dei miei scrittori preferiti, diceva che per poter capire una situazione bisogna prima immedesimarsi nella stessa e conoscerla: questo è quello che cerco di fare anche io.
Trovo assurdo tutto lo sperpero di denaro dei giorni nostri, trovo assurdo vedere gente che nel 2015 ancora non ha un tetto, trovo assurdo che ci sia gente che non possa permettersi di mangiare ogni giorno, dato che siamo tutti nati nello stesso modo.
E’ brutto vedere che c’è chi ha troppo e chi ha troppo poco! Io non credo molto nella politica e penso che chi governa, anzichè rendersi utile alla società ed al popolo, pensi soltanto a denigrare gli altri, a farsi i fatti propri ed a tenersi le proprie ricchezze: io non posso ascoltare queste persone, le quali riescono semplicemente a seminare odio ed a creare problemi più grossi di quelli che esistono già, facendo lo “scarica barile” su persone che, se andiamo avanti così, non si sa nemmeno se avranno un futuro.
Un esempio di quello che sto dicendo è la situazione degli immigrati: è facile prendersela con loro, persone che scappano da altri paesi per via della situazione disastrosa in cui vivono, e screditarli senza mettersi nei loro panni. Purtroppo, la legge è uguale per tutti solo in teoria…
Penso, infine, che quello che manca a molti giovani di oggi siano i valori e qualche figura di riferimento ed io, nel mio piccolo, cerco di esprimere la mia opinione, quello che penso e che credo, provando a dare una mia personale visione della vita che, magari, da un altro punto di vista potrebbe anche essere sbagliata…”



- Pensi che la società potrebbe migliorare sé stessa o stiamo andando alla deriva?
Stiamo andando alla deriva perchè stiamo dando troppo spazio all’odio e meno spazio al cervello: meno apriamo la mente e meno andiamo avanti, viceversa più apriamo la mente e più capiamo che siamo, appunto, tutti nati nello stesso modo: siamo tutti figli dello stesso “papà africano” (perchè non dimentichiamo che, secondo gli studi, il primo uomo dell’era moderna è africano e noi, di conseguenza, siamo tutti suoi figli).
Siamo tutti uguali, quindi non capisco perchè si cerchi sempre di discriminare la gente, di essere malevola nei confronti degli altri e perchè si provi tutto quest’odio.
Penso che se odiassimo di meno ed amassimo di più, tutti potremmo avere una visione diversa e più felice della vita.”



- Pensi di riuscire, anche in minima parte, a dare del tuo per il miglioramento della società?
Sono uno dei tanti ragazzi che cerca di riflettere, di aiutare gli altri.
Ora con la crew del Rap Pirata stiamo cercando di ideare un nuovo progetto per togliere i ragazzi dalle strade ed inserirli in qualche percorso importante: io sono consapevole che una lezione di wrestling nelle palestre costa molto, per questo spero di rendermi utile a quei ragazzini che non possono permettersele insegnando quello che so a coloro che realmente vogliono apprendere quest’arte, perchè ne hanno bisogno, perchè non possono vivere nell’odio e devono avere la possibilità di sfogarsi.
Per questo progetto, io metto a disposizione la mia conoscenza del wrestling, altri mettono a disposizione la propria conoscenza dell’arte del disegno, altri ancora della musica, di tante discipline di strada e via dicendo.
Da piccolo, non potevo permettermi nè di prendere lezioni di calcio, nè di andare sempre in qualche campetto, così il prete del nostro quartiere costruì a tutti noi bimbi un campetto da calcio per permetterci di giocare: io cerco di fare la stessa cosa con il wrestling, perchè ricordo la gioia che abbiamo provato noi prendendo a calci quel pallone, perchè anch’io ero uno di loro e spero vivamente che qualcuno dei ragazzi che sto aiutando possa calcare i ring più importanti, un giorno. “



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- Hai qualche ultima dichiarazione, consiglio o altro per chiudere questa intervista?
L’unico mio consiglio per il wrestling, come ho detto prima, è quello di scegliere la persona giusta per la propria formazione, di capirne la professionalità, la serietà, l’umanità e soprattutto cercare di non farsi struttare per scopi di lucro. Fatevi valere, cercate un dialogo se qualcosa non va bene e se qualcuno della dirigenza ve lo nega vuol dire che state sbagliando strada.
Per quanto riguarda il rap, scrivete, se avete voglia di scrivere qualcosa, perchè vi fa stare meglio.
Infine, se anche voi non sapete come iniziare il vostro cammino nel mondo del wrestling e siete interessati al progetto che stiamo portando avanti con il Rap Pirata, del quale ho parlato prima, scriveteci e scrivetemi senza problemi su Facebook, sulla mia pagina ufficiale “G King BBC“, anche solo per rimanere aggiornati sui miei match, sulla mia musica, sugli spettacoli a cui farò parte, su tutti i corsi che spero di aprire presto.
Chiudo questa intervista salutando tutti i miei amici e colleghi della Real Italian Wrestling, che porto sempre con me anche se non vedo spesso e che spero di far entrare in questo progetto per aiutare i ragazzi meno fortunati, e ringrazio Social Channel e Valentina per avermi concesso questa intervista, sperando di essere stato utile.”



Noi ringraziamo G King, Giuseppe, per aver risposto alle nostre domande, augurandoci che la sua carriera di wrestler e rapper possa finalmente fare il grande salto di qualità che merita e che i suoi progetti sociali possano avere buon fine.


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Valentina Geminiani


© Social Channel

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