Generazione di baby Miss: l’ultimo scandalo americano

redazione 21 novembre 2013

baby2 Generazione di baby Miss: lultimo scandalo americano

Pablo Trincia inviato de “Le Iene” e’ andato a fare un giro negli USA per curiosare nel dietro le quinte della nuova moda a stelle e strisce, ed intervistare le famiglie americane delle Baby Miss, incitate e spinte dai genitori a partecipare ai popolarissimi concorsi di bellezza per bambini dai 6 mesi in su. Bevande energizzanti, bustine di zucchero, make up, lacca per capelli e spray per la pelle, per poter brillare durante le sfilate: i concorsi di bellezza infantile sono il nuovo sogno americano per famiglie disposte a tutto, che nutrono i propri figli, fin dall’infanzia, con divismo e show business.

Si tratta di ingenuita’ da parte di queste famiglie, che cercano di far vivere una favola moderna, accecate dalle promesse di popolarita’, per un futuro sfavillante e ricco di prospettive, di successo per la loro prole o di strumentalizzazione consumistica, seppur inconsapevole dell’innocenza e della fiducia che i bambini ripongono nei genitori?

Trincia intervista una madre intenta a spruzzare la lacca sui capelli della piccola Scarlett: con fierezza la donna si vanta dei premi vinti dalla figlia tra cui quello di “modella dell’anno”. Trincia si rivolge alla bambina chiedendole cosa voglia far da grande, e lei con una dolcezza innocente e disarmante risponde: “Voglio essere un dottore”. Prontamente interviene la madre chiendole con tono amorevole: “Non vuoi andare in televisione?”. La bambina con aria confusa e perplessa risponde di si’.
Segue l’agghiacciante e ben studiata presentazione di Tiffany che la bambina recita con un sorriso impostato da vera diva, sfoggiando il suo entusiasmo a comando, per le telecamere delle Iene, seguita dal labiale della madre, in cui la piccola annuncia al mondo che diventera’ presto la nuova star di Broadway, mentre nel suo tempo libero aiutera’ la sua chiesa.

Sorge spontanea una riflessione: nell’era dell’immagine e dei social network, dove ogni momento della nostra vita diventa spettacolo per gli altri, e’ dunque giustificabile ed etico insegnare ai propri figli a valorizzare e mercificare la propria immagine durante il loro sviluppo emotivo, psicofisico e sociale?
Qual e’ il confine tra stimolare il desiderio di un bambino di diventare grande ed estendere le proprie insoddisfazioni di adulto e i sogni di gloria, trasformando i propri figli in protagonisti di questa societa’, basata sullo spettacolo? E soprattutto a che prezzo si trasforma un bambino in un divo? Non lo sappiamo ancora, forse ce lo diranno solo le generazioni a venire; per adesso conosciamo il valore del montepremi in palio: 150 dollari.

Diceva Guy Debord, filosofo e saggista francese:
“Lo spettacolo e’ il capitale a un tale grado di accumulazione da divenire immagine”.

 

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