Le fedi della violenza

redazione 12 gennaio 2015

derby Le fedi della violenza

 

E’ un periodo in cui Roma cerca di offrire il peggio di se. Prima la mafia capitolina, poi l’assenteismo dei vigili, seguito da quello dei parlamentari che hanno preferito partire per il fine settimana, anziché ascoltare la relazione del ministro degli interni e sabato, a suggello di quanto appena detto, al termine del derby Roma-Lazio gli scontri tra tifoserie con lancio di bombe carta e petardi, col ferimento di un tifoso. Quello che rattrista di più nei comportamenti di quei barbari sedicenti tifosi è stata la concomitanza di quegli atti di violenza, con la manifestazione parigina a cui hanno partecipato più di due milioni di persone in memoria delle vittime dei due attacchi terroristici dell’Isis.

 

La violenza è sempre violenza, l’aggressione di un gruppo di romanisti nei confronti del tifoso laziale o di qualsiasi altra squadra, non è molto diverso dalle sparatorie dei due fratelli Kouachi e di Coulibaly, nelle quali hanno perso la vita venti persone. Entrambe le violenze scaturiscono dal fanatismo di due tipologie di “fedi” quella calcistica rivolta al dio pallone, per il quale si è pronti a fare morti e feriti per l’odio atavico verso l’avversario e quella della Jihad dove, in nome di Allah, il fanatismo islamico compie stragi verso chiunque non si sottometta alla sua nera bandiera.

 

In tutti i due casi per non venire fagocitati è necessario che per il mondo del pallone, visto che quelle esistenti sembra non servano a nulla, la politica emetta leggi severissime sia sulla prevenzione che sulla repressione di tali gesti inconsulti e la magistratura le applichi senza alcuna possibilità di ravvedimenti di pena. Per gli jihadisti, i terroristi della guerra santa, l’isolamento più assoluto da parte di tutto il mondo Musulmano, senza se e senza ma.

 

Roberto Olivato

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