EDITORIALE di Mirko Scarcella, Generazione di bamboccioni?

redazione 18 febbraio 2014

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Ci chiamano bamboccioni, ci definiscono “choosy” e ci descrivono come sfaticati: questa è la bella immagine che gli stessi italiani danno del popolo dei giovani, di noi giovani, nel quale sento di far parte anche io. Se qualche mese fa scoppiava “l’effetto choosy” a causa delle dichiarazioni pesanti pronunciate dal ministro Fornero, che si aggiungono alla definizione di “Bamboccioni” pronunciata dal collega Padoa Schioppa, in questi giorni sono altre parole a creare scandalo, e sono quelle firmare John Elkann.

“I giovani non hanno lavoro perché stanno bene a casa”.

E’ questa la sentenza pronunciata la scorsa settimana dal presidente Fiat, che ha deciso di parlare in merito alla disoccupazione giovanile. Siamo sempre lì, punto e a capo: i giovani non hanno voglia di lavorare, non cercano lavoro e indipendenza perché stanno bene a casa con mamma e papà. Giudizi che spesso rappresentano verità, ma solo per pochi casi isolati: chi non incontra il popolo, chi non entra in contatto con i giovani non potrà mai capire le realtà, le difficoltà di moltissimi ragazzi e ragazze. Io l’ho fatto, e per questo ho deciso di raccontarvi la storia di Chicco Neri. Chi è Chicco?

E’ un ragazzo come tanti, laureato in Economia Commercio e Marketing, un ragazzo che ha trovato il coraggio di lasciare il suo Paese con pochissimi soldi in mano. Ha preso un biglietto per l’Australia, pur parlando un inglese non fluente, è giunto nella terra dei canguri senza avere nulla, nè una casa nè un lavoro. Si è reinventato, ha trovato la voglia di mettersi in gioco: ha iniziato come lavapiatti, ha trovato un appartamentino da condividere con altri studenti, nessun italiano nel suo raggio d’azione. Ha usato cuore e anima nel suo lavoro e pian piano è arrivato in alto: prima aiuto cuoco, e poi cuoco provetto, pronto a lavorare all’interno dei locali più prestigiosi si Melbourne.
Grazie a ciò che ha costruito da solo, con il sudore della sua fronte, Chicco sta progettando di viaggiare il mondo, portando la sua esperienza in Thailandia, a Bangkok e verso altri nuovi orizzonti. Poi però è scattato qualcosa dentro di lui: Chicco sa bene come funziona il mondo del lavoro, conosce il mondo, l’esperienza professionale che lo ha formato all’esterno e questo gli ha permesso di capire che cosa non funzioni in questo Paese.

Il suo sogno ora è quello di potersi imporre in Italia, anche se questo potrebbe costargli molta più fatica di quanta non abbia vissuto nell’abbandonare questo Paese diversi anni fa. Ma sognare e crederci non è di certo una colpa.
Ci sono tanti Chicco Neri nel mondo, ma i “grandi cervelli” italiani non ne parlano mai, perché è molto più facile scaricare le colpe della crisi sui giovani fannulloni piuttosto che trovare una soluzione per agevolare il loro futuro.

Mirko Scarcella

 

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