EDITORIALE, Anna Maria Franzoni: Come si puo’ lasciare libera questa donna?

redazione 11 ottobre 2013

annnnnn EDITORIALE, Anna Maria Franzoni: Come si puo lasciare libera questa donna?

Ne parlano tutti: lo dicono ne parlano i giornali, lo ripetono in televisione e il web e’ stato letteralmente invaso da questa notizia. Piu’ ne sento parlare e piu’ mi chiedo come sia possibile che possano accadere cose del genere: qui non si parla piu’ solo di giustizia ma di far funzionare le menti umane, mostrare senso del giudizio e preoccuparsi del prossimo. Di che cosa sto parlando?

Anna Maria Franzoni, condannata a 16 anni di carcere per aver ucciso il figlio Samuele Lorenzi la mattina del 30 gennaio 2002 a Cogne, potra’ uscire dal carcere. Lo fara’ perche’ le e’ stato concesso di poter lavorare fuori dal carcere di Bologna: ogni mattina uscira’ dalla sua cella, si rechera’ al lavoro, in una cooperativa bolognese, e la sera rientrera’ nella struttura carceraria. Be’ e allora non e’ libera, mi hanno risposto alcuni, e io non riesco ad accettare questa condizione di cecita’ in cui vive la nostra societa’, purtroppo anche molti giovani.

Come si puo’ lasciare libera questa donna? Come si puo’ pensare di far uscire dal carcere, anche solo per mezz’ora, due ore o 8, una persona che ha ucciso il proprio bambino con le sue stesse mani. Ha negato per anni, si e’ presentata in televisione ripetute volte (e’ storica la sua intervista in lacrime da Bruno Vespa a “Porta a Porta”) cercando di dimostrarsi e professarsi innocente! O forse, come penso io, non ha fatto altro che cercare di convincerSI e convincerCI di essere vittima della cattiva condotta della giustizia. Una giustizia che aveva fatto il suo dovere, mettendola in carcere, una giustizia che oggi mi fa vergognare di essere italiano.
Non mi permetterei mai di giudicarla se non fosse stato provato dai giudici che questa donna meritava una condanna: chi sono io per giudicare?

Resta vivo in me un grande dubbio: chi ci assicura che non ripeta quello che ha fatto? Chi e’ pronto a giurare che la Franzoni non venga colta di nuovo da uno dei suoi momenti di “vuoto” e non finisca per ferire ancora, e ancora, e ancora?
Ok, forse non ci troviamo di fronte a un serial killer, ma sempre di killer si parla. E una madre che uccide il proprio figlio, infliggendogli 17 colpi mortali alla testa, non puo’ meritare perdono.
Ma in Italia no, accadono cose e nessuno si pone le giuste domande.
E allora lasciamo che esca dal carcere per recarsi la lavoro, pronta a fare borse presso la cooperativa “Siamo qua”; del resto anche il lavoro e’ un diritto, ma cercare di essere una buona madre e’ un dovere, un dovere che questa donna non e’ stata in grado di rispettare e portare a termine.
Mi dispiace essere cosi’ duro e spietato, ma quando si parla di bambini, certe cose non possono davvero essere accettate.

Mirko Scarcella

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