La cinghia è all’ultimo buco

redazione 31 dicembre 2014

renzi7 La cinghia è all’ultimo buco

 

Una conferenza stampa di fine anno caratterizzata da botti di ottimismo, quella tenuta dal premier Renzi lunedì mattina. Un’iniezione di fiducia che ha spuntato anche le domande più insidiose, degli oltre cinquanta giornalisti parlamentari accreditati. I quesiti hanno toccato tutti i temi, dalla scuola, alla giustizia, dalle carceri, al problema delle aziende partecipate, sino alla legge elettorale, passando per l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale, dove la scelta del nome “sarà frutto d’incontri con tutti i partiti, compreso Berlusconi legittimato da milioni di voti.”  

 

Un ventaglio di argomenti che nelle risposte ha trovato in Renzi, un credibile primo ministro che ha elencato ombre e luci dei suoi dieci mesi: un Pil ancora col segno meno, una disoccupazione ancora troppo alta, ma anche i primi timidi investimenti esteri, riduzione del 20% dell’affollamento carcerario, riduzione del 7,7% dei reati e poi sulla riforma della scuola “la parola riforma l’abbiamo cancellata dalla scuola, abbiamo detto desindacalizziamo il dibattito sulla scuola. Perchè sulla scuola non voglio essere veloce. La scuola è per un politico serio il ‘tema’ per antonomasia” ed ancora “fare l’insegnante non deve più essere il refugium peccatorum, deve tornare ad essere un sogno”.

 

Immediato e sintetico, come ormai ci ha abituato nel proporsi e lontano anni luce, dai brizzolati suoi predecessori, sempre pronti a dire tutto ed il contrario di tutto nel politichese più ermetico e più sfacciato possibile, il Matteo si ripresenta di volta in volta con messaggi semplici, chiari e soprattutto, sempre più carico di un contagioso ottimismo che infastidisce molti politici della vecchia guardia, sia interna al Pd che in altri Partiti, ma anche tanta stampa.

 

Si Renzi sa essere contagioso, sa offrirci speranza anche se è lui stesso a riconoscere “come si vede dai sondaggi la paura sta rannicchiando anche le abitudini degli italiani, c’è un senso di preoccupazione, stanchezza e sfiducia che non è solo un fatto economico” ed alla domanda se gli 80 euro sono serviti a qualcosa ha risposto che quell’operazione la rifarebbe per tutta la vita, “per una questione di giustizia sociale”. Per essere maggiormente credibile, sarebbe auspicabile che tale “giustizia sociale” venisse ben presto rivolta almeno alle migliaia di pensionati con la minima ai quali purtroppo, il dirompente ottimismo renziano, non basta a far allentare una cinghia ormai stretta da troppo tempo e che rischia di portare al collasso la categoria più debole ed indifesa della nostra società ed alla quale speriamo di non dover augurare, un utopistico Buon 2015!

 

Roberto Olivato

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