Addio a MANGANELLI: una vita per lo Stato

redazione 21 marzo 2013

Ieri mattina è scomparso Antonio Manganelli, capo della Polizia. Da anni combatteva contro un tumore e da circa tre settimane era ricoverato presso l’ospedale San Giovanni di Roma nel reparto di rianimazione, a dicembre avrebbe festeggiato 63 anni.

TUTTI LO RICORDANO – Una vita al servizio delle istituzioni. Con queste lapidarie parole si riassume l’esistenza professionale ed umana di Manganelli che, in queste ore, viene celebrato con commossa partecipazione da tutti. Nativo di Avellino, ha raggiunto le tappe più importanti della sua carriera nella polizia di Stato insieme all’ex capo del corpo Gianni De Gennaro, di cui è diventato vicario dal 2001 e del quale ha preso, in seguito, il posto al comando della Polizia nel 2007. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, Manganelli si è specializzato in Criminologia clinica nella facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Modena. La sua  particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima e, in un secondo momento, in quello dell’antimafia gli hanno permesso di lavorare al fianco dei più valorosi magistrati (Giovanni falcone su tutti) e di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali è diventato negli anni un punto di riferimento,

GLI ULTIMI SALUTI – Oggi alle 15:00, all’Istituto superiore di Polizia in via Pier della Francesca, si aprirà la camera ardente. Probabilmente domani o, al più tardi sabato si celebreranno i funerali. “Per me – ha detto il neo presidente del Senato Pietro Grasso - è scomparso oggi non solo un eccezionale servitore dello Stato, ma anche un amico e una persona con la quale ho avuto modo di collaborare più volte nel corso della mia carriera all’interno della Magistratura, sempre apprezzandone le doti non comuni di investigatore e di uomo delle Istituzioni“.

GRANDI SUCCESSI DELLA LEGALITA’ – Al prezioso lavoro da lui coordinato ed ispirato si devono le catture di alcuni pericolosissimi  latitanti, come i boss di Cosa Nostra Giovanni Arena, Sandro e Salvatore Lo Piccolo, i boss della ’ndrangheta Giovanni Strangio e Domenico Condello e i Casalesi Michele Zagaria e Giuseppe Setola.

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